CriticalCity: il piano B
Abbiamo individuato la prima direzione di sviluppo per CC: l’abbiamo chiamata Riqualificazione Ludica Partecipata.
Ma c’è una seconda strada: fare di CriticalCity una Piattaforma di Marketing Esperienziale.
Con CriticalCity noi facciamo “fare cose” ai nostri giocatori. Si potrebbero proporre – a fianco delle tradizionali missioni “free” – anche missioni (chiaramente identificabili) in cui facciamo vivere esperienze ai giocatori all’interno del brand di aziende sponsor affini al nostro progetto. Non si tratterebbe più per le aziende di sottoporre pubblicità a potenziali “target” passivi, ma avere un canale su cui proporre attività che facciano “vivere” emozioni e situazioni legate al proprio brand.
Una sorta di zooppa.com ma in cui i premi in palio non sono per chi produce l’adv più bello ma a chi ha vissuto e documentato la sfida più avvincente.
Ad esempio, un’azienda di streetwear potrebbe avere come contest temporaneo una sfida all’interno di un’edificio abbandonato. Questo è un viral per la nike, ma non è difficile immaginarsi giocatori che si sfidano in qualcosa di simile:
Altrimenti un altro esempio potrebbe essere questo:





10 ottobre 2008, ore 14:05
allora, la cosa e’ buffa perche’ 10 giorni fa ti avevo mandato la mail che ti incollo qui sotto… peccato che (lo scopro adesso) non l’ho mandata a te ma ad un altro augusto di kublai…
“la domanda e’ semplice: posso mostrare Critical City a Nike?
Credo che la loro strategia di comunicazione (organizzare eventi e situazioni che facciano “muovere” la gente fuori casa, in una concezione dello sport che partendo dal superprofessionale abbraccia tutti i campi possibili compreso il semplice running) potrebbe portarli a vedere in Critical City un progetto in cui essere presenti attraverso forme di sponsorship “intelligente”. I palloni hanno smesso di farli cucire dai bambini da mo’. Tuttavia sono Nike, e fanno marketing per vendere le loro scarpe.
Tutto cio’ premesso, lo faccio?”
Credo che altri brand oltre a nike potrebbero essere interessati a una piattaforma come CC, (okkio solo che nel caso di nike se ci sono gli altri allora a loro interessa poco
, e in questo modo si possono fare anche i soldi. Ma se questa diventa una forte ragione d’essere di CC, allora ci vogliono nel progetto competenze anche commerciali e di vendita nei confronti delle aziende, oltre che competenze di marketing e comunicazione per sviluppare i progetti.
Forse un modo per mantenere le cose piu’ snelle (e magari per non rinunciare del tutto al lato A più etico) potrebbe essere quello di proporvi come “service” alle societa’ che già per mestiere fanno appunto progetti di mktg esperienziale o guerilla che sia.
10 ottobre 2008, ore 21:21
[...] non è tutto ovviamente, già ci sono nuove idee in cantiere, da discutere anche in un prossimo incontro all’Help desk di Kublai (probabilmente martedì [...]
11 ottobre 2008, ore 7:46
Bella domanda, Augusto. Non sono un esperto, ma questa cosa non mi pare concettualmente impossibile. E’ possibile però che abbia senso sequenziare le due cose: prima costruirsi una forte credibilità con il piano A, e solo dopo attuare il piano B. La prima fase serve naturalmente a rendere CC robusta nel momento in cui si mette a fare marketing, oltre che ad aumentarne il valore percepito per la seconda. E’ possibile anche che non valga la pena di mettere a rischio il piano A con un piano B!
14 ottobre 2008, ore 0:25
Secondo me si, pur non essendo un esperto; anzi io prudentemente terrei aperte le due strade; sono anche d’accordo con Alberto, ma vedo il piano A e il piano B in una sequenza ravvicinata, quasi immediata.