Kublai discute CriticalCity

scritto da augustopirovano il 29-10-2008

Ieri sera sull’isola dei creativi la comunità di Kublai ha discusso il progetto di CriticalCity.  Tantissimi sono stati gli spunti e consigli preziosi sia da parte dei Kublaiani presenti (Walter, Asian, Ginevra, Criscia, Emiliano, Pico, Philosfia, e molti altri) che di Alberto e Marco del gruppo di coaching.
Vorrei ringraziarvi tutti a nome dell’intero team di CriticalCity per l’attenzione e la passione che ci avete dedicato finora!

Detto questo riporto i punti salienti trattati ieri sera: sono sicuro che rileggendoli ci sia ancora moltissimo da discutere…

Siamo partiti dalla domanda su cosa si può offrire ad un’amministrazione locale.

  • Alberto dice giustamente che dando in mano il controllo della piattaforma ad un comune si rischia di diventare l’ufficio stampa dell’amministrazione, alienandosi così la community.  Il rischio c’è.
     
  • Walter propone di cominciare a collaborare con educatori di strada  (ad esempio) per cominciare a sperimentarsi in campo sociale con realtà che già collaborano con gli enti locali.
     
  • Viene posta la domanda provocatoria: avere il marchio del comune che patrocina CC è necessariamente un problema?
     
  • Secondo Alberto CC non deve ricevere gli input del comune – su cosa la città ha bisogno e su cosa si può fare -  ma deve diventare piuttosto proattivo nel generare proposte innovative.   Si documenta ogni iniziativa realizzata e si comincia a costruire un track record.
     
  • Ancora Alberto - bisogna ragionare ogni volta sul modo giusto di presentarsi: se con il cappello dei “bravi ragazzi” che vogliono migliorare la città o piuttosto chi fa attività clandestine street/underground.
     
  • Si pone il problema del piano temporale: quando si può cominciare a presentarsi?  Con quale sequenza: Alberto racconta l’esperienza di Kublai che è rimasto sconosciuto alle realtà più blasonate attraverso cui solitamente passano le politiche di sviluppo territoriale finechè non ha raggiunto un livello sufficiente per potersi presentare con forza.
     
  • Marco: va sistematizzata l’esperienza fatta in un documento di sintesi.
     
  • E’ percorribile la strada di presentarsi alle fondazioni bancarie per finanziare il gap temporale da t0 (oggi) a t10 (il progetto comincia a generare revenues)?
     
  • Secondo Alberto è necessaria una forma giuridica adeguata: la più semplice, veloce ed economica è quella della associazione culturale.
     
  • Alberto: le persone pensano a progetti, non a programmi: è con progetti specifici che ci si deve presentare alle amministrazioni locali.  Progetti che stanno “dentro” a CC (ad esempio fare un mega flash-mob alla fabbrica del vapore), ma è difficile “vendere” l’uso di CC.  Usare questa scorciatoia cognitiva.
     
  • In secondo luogo scegliere un tema forte, che è necessario trattare a milano e cominciare da quello: l’immigrazione ad esempio e spezzare così la narrativa dell’immigrato come minaccia alla sicurezza.
     
  • Walter fa il nome di un partner molto interessante per collaborare sui temi ambientali e che ha già relazioni con moltissimi comuni italiani: Achab Group.
     
  • Marco: ribadisce la necessità di crearsi un track record prima di presentarsi.  Ipotizza ancora 6 mesi di lavoro.
     
  • Alberto: un modo per crescere velocemente può essere quello di realizzare una missione ben curata in cui si riesce a coinvolgere almeno 200 persone (basta lavorarci per un mese invece che per una settimana?)
     
  • Asian Lednev: ha chiesto se abbiamo collaborato con NABA.
     
  • Ho raccontato la collaborazione con NABA e in particolare la partecipazione al workshop sulla narrativa urbana con Eyal Fried.
     
  • Inoltre ho riportato i commenti fatti da Stefano Mirti, direttore del settore di design del NABA e socio fondatore di InteractionDesignLab: “non si cambia la città piantando alberi”.  L’approccio attuale di CC rischia di diventare velocemente noioso.  Ci vorrebbe la possibilità di scegliere quale “lato della forza” scegliere (un po’ alla Star Wars) per creare delle forze in tensione.  Quello che dovrebbe fare CC non è di “cambiare le città” (un approccio modernista e superato) ma di “raccontare la città”, con tutte le sue contraddizioni.
     
  • Con Asian ci sentiremo per eventuali nuove collaborazioni (anche lui insegna in NABA!)
     
  • Walter: è importante non fare interventi spot ma riuscire a dare continuità a quelli fatti (ad esempio se si piantano alberi fare in modo che vengano curati successivamente): immaginarsi all’interno del meccanismo di gioco dei presidi temporali della missione.
     
  • Ginevra:il “piano B” di diventare una piattaforma di marketing esperienziale è stato abbandonato?   Se si vuole provare a percorrerlo ci sono 2 strade: collegarsi con agenzie che fanno street marketing e presentarsi come service.  Oppure cercare un’azienda madrina, nike sarebbe perfetta in questo senso.  Chiaro che in questo caso CC diventa il gioco di Nike.  In entrambi i casi Ginevra ha i contatti per consentirci una presentazione.
     
  • Sempre Ginevra: nel caso avesse successo come ci immaginiamo CC fra 5 anni?
     
  • Matteo: nel team di CC siamo in 4 e su questo abbiamo 4 idee che non coincidono del tutto.  Però ci sono 2 elementi su cui siamo tutti d’accordo:  usare lo strumento del gioco e la filosofia di creare cittadini attivi che si riappropriano della città.
     
  • Walter: propone di creare una rete di portali che ci possa sostenere (una cosa tipo “1000 blog per CC”).
     
  • Matteo domanda a quale livello di sviluppo e di maturità dobbiamo arrivare prima di poterci presentare a un interlocutore istituzionale?
     
  • Alberto: racconta l’esperienza di G2 un’associazione di “figli di immigrati” (come si definiscono loro).   Loro hanno cominciato a farsi conoscere con una finestra radiofonica su radio popolare, hanno continuato creandosi una rete di supporto con realtà affini e a quel punto sono stati contattati dal comune.
     
  • Il modo è quello di avere una identità estremamente forte e chiara e presidiare una “casella” specifica della città.    Innanzitutto trovare la propria casella e poi consolidare la propria posizione.   A quel punto sarà il comune che volente o nolente dovrà fare i conti con te per quel tema specifico.    Così è successo per G2, tanto che stanno iniziando a collaborare con il comune di Milano.
     
  • Marco: avere un documento aiuta a fare le scelte necessarie.  Ed ‘ importante la narrativa del progetto!   Raccontare il progetto in stile Obama (il sogno e la concretezza).
     
  • Alberto: propone: documento subito, missione special a gennaio, preselezione dei possibili committenti a dicembre.
     
  • Alberto: noi vogliamo cambiare la città: dove la città è più propensa ad essere cambiata? Dove ne ha più bisogno?  Partire da lì.  Due temi potrebbero essere mobilità e immigrazione.
     
  • Matteo: vale la pena cercare all’interno delle amministrazioni locali ambienti più sensibili?
     
  • Secondo Alberto è giusto giocare la partita là dove c’è il problema (al limite meglio milano piuttosto che cercare amministrazioni all’”emiliana”)
     
  • Marco: importante anche provare a testarsi con un comune esterno per crearsi esperienza.
     
  • Ginevra: perché non provare a contattare l’assessorato alle politiche giovanili del comune di milano?  Rimaniamo fedeli alla nostra mission e proponiamo un gioco con una grande risonanza mediatica.

 

E’ tutto…alla prossima e grazie ancora! 



2 risposte a “Kublai discute CriticalCity”

  1. Alberto Cottica aka Mr Volare ha scritto:

    Wow, che bel riassunto! Grazie! :)

  2. walter ha scritto:

    Le so tutte!!!!!! cavoli non ti è sfuggito nulla, a parte l’”agopuntura urbana”, ma quella l’ho copiata da voi ehehhe!
    Grandi

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