CriticalCity…la fase 2
Ieri sera parlavo con Giorgia Lupi di InteractionDesignLab.
Loro si occupano di oggetti e servizi interattivi, architetture e ambienti interni a contenuto tecnologico. Spulciando fra i loro lavori si vede che sono molto vicini ad un progetto come CriticalCity.
Discutendo sono venuti fuori un problema (grosso e che conosciamo) e una soluzione (interessante).
CriticalCity è un progetto che piace. Se si ha qualche minuto per spiegarlo a dovere, in genere piace e genera entusiasmo. Passato l’entusiasmo però uno si fa qualche domanda.
Un gioco di collaborazione urbana è una cosa interessante, ma qual è lo scopo? Ci sono dei premi? Quando finisce il gioco? C’è un obiettivo finale? Con chi si propone di interagire? Con gli enti locali? Con sponsor privati? In che modo?
Facciamo un passo indietro: CriticalCity è già online, è stato testato per 3 mesi da 150 beta tester, ha una staff alle spalle di 4 professionisti in settori eterogenei. E’ un gioco flessibile. Ora chiunque può svolgere qualunque genere di missione, ovunque, quando vuole e senza nessun limite temporale. Forse è un gioco troppo flessibile: rischia di non avere un anima, non avere un’identità.
L’idea che ci sta convincendo sempre di più è di trasformare CriticalCity in una piattaforma di riqualificazione ludica e partecipata della città.
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| A volte è difficile dare un nome alle cose. Ci sono idee, sensazioni, possibilità vaghe. Ma nel momento in cui trovi le parole giuste afferri quello che stavi inseguendo. Noi pensiamo di averlo trovato.
Non è solo la definizione a cambiare. Cambia la sostanza. Cambierebbero anche le dinamiche di gioco. Si da una direzione, uno scopo, una identità chiara al progetto e degli interlocutori. Per capirci. L’idea alla base potrebbe essere questa. Secondo il principio dell’agopuntura urbana, si individuano – in collaborazione con realtà locali – i nodi urbani su cui intervenire. Un numero contenuto (per cominciare 5, massimo 10) di luoghi fisici e ben delimitati della città (una piazza, un quartiere, una via). I “nodi urbani” mano a mano si caricano delle missioni svolte dagli utenti e quindi poco alla volta si saturano. Il gioco avviene a squadre e ci immaginiamo che un nodo rimanga “conquistato” dalla squadra che su quel nodo ha svolto la missione migliore. In una sorta di Risiko in cui si ri-conquistano i territori della città. Mano a mano che i nodi si saturano, se ne definiscono di nuovi, estendendo sempre più il raggio d’azione del gioco e del suo effettivo impatto sul territorio. Originariamente così ci immaginavamo la “fase 2” di CriticalCity. Ora ha anche un nome e una definizione. A questo punto come declinare questa identità, in un solido modello di business? |




